Tradizioni e campanile: il torciglione

Tradizioni e campanile sono le anime della nostra regione, cuore verde d’Italia, e ancor di più della nostra gente umbra, che abita questa terra solcata dai passi dei santi, dei valorosi e di noi uomini e donne di oggi che cerchiamo di portare avanti la nostra specificità.
Nell’approssimarsi delle feste, soprattutto, le tradizioni tornano potenti a bussare alle porte delle nostre case e spingono tante donne, più o meno giovani e più o meno avvezze ai fornelli, a cimentarsi nella preparazione di ricette tipiche delle nostre tavole. Tra le più conosciute e gustose parliamo oggi del torciglione, dolce caratteristico delle feste natalizie che fonde in sé tradizione e campanile, ricette antiche e particolari con segreti e accortezze uniche nel confezionamento dei prelibati manicaretti.

Il Torciglione Natalizio è un dolce semplice da fare ed è a base di mandorle. Da sempre presente nelle tavole di molte famiglie perugine e umbre, viene preparato durante il periodo di Natale.

Il nome e la forma

L’origine di tale dolce è molto antica e molto probabilmente risale a epoca medievale. Si narra infatti che nacque nella zona del Lago Trasimeno. La particolare forma a “torciglione” ovvero serpente infatti simboleggia l’energia, il ciclo della vita e possiede il dono di “cambiare pelle”.
Alcuni storici, invece, sostengono molto semplicemente che questo dolce ha tale forma allo scopo di rappresentare l’anguilla, pesce presente nel Lago Trasimeno.
Sembra che le antiche popolazioni della zona, in occasione del solstizio d’inverno, avessero l’abitudine di fare un pandolce votivo simile con pinoli e miele. 


Il nome “torciglione” sarebbe d’origine medievale: parrebbe infatti che la preparazione nacque col termine di “anguilla del lago” per mano delle monache di isola Maggiore del Trasimeno. Gli anziani raccontano una storiella secondo la quale il dolce venne creato in occasione della visita di alti prelati del papa che, giunti di venerdì dopo diversi giorni di gelata, avrebbero dovuto mangiare di magro. Non avendo a disposizione nessun pesce, la monaca cuciniera improvvisò una ricetta che aveva la forma di anguilla con alcuni ingredienti presenti in dispensa. Fu sempre nel Medioevo che il torciglione avrebbe identificato il serpente dell’Apocalisse, che una volta tagliato e mangiato sarebbe stato sconfitto.


Ancora oggi il valore simbolico del dolce è accentuato dalla presenza di una guarnizione di pinoli o mandorle applicata nella parte superiore (simulano le squame) e da due ciliegine candite messe nella punta (rappresentano gli occhi infuocati del tentatore).
Varianti tipiche di Passignano sul Trasimeno riportano l’impiego di canditi di cedro utilizzati come guarnizione nello specifico a significare la lingua del serpente o dell’anguilla, e inoltre le squame dell’animale ancestrale.

Una tradizione che unisce

In ultimo, raccogliendo informazioni tra le generazioni delle nostre mamme e delle nostre nonne, possiamo scoprire che la preparazione del torciglione vedeva impegnata tutta la famiglia: mentre i grandi preparavano la pasta di mandorle, “intridendo” le mandorle dolci -conservate durante l’anno e passate in acqua bollente per eliminare la buccia e togliere il retrogusto amaro (oggi le mandorle sgusciate sono già disponibili!) e tostate per più di un quarto d’ora- con la chiara dell’uovo (albume) e lo zucchero; i più piccini spennellavano con una metodica innovativa! Cioè con i propri ditini, il corpo del dolce prima di passarlo al forno! Tutto ciò per far aderire gli zuccherini di tutti i colori e in special modo argentati sulla superficie del torciglione.


Era una festa unica, che ancora oggi deve ripetersi, deve essere protetta. In questo dolce, in queste tradizioni, in queste “dispute buone” sulla preparazione della ricetta e del luogo di nascita del dolce, stanno le nostre origini e i nostri orizzonti futuri.

Buon Natale e buon torciglione

Stefano Bazzucchi

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