“Sol Invictus”… meglio noto come Natale!

In Italia si chiamano Natale circa 55 mila persone (è il 225° nome più comune) ovvero approssimativamente 0.0917% della popolazione Italiana. Se sommiamo ad esso  il nome Natalia che conta circa 15 mila persone (481° nome più comune) e il nome Natalina -circa 61 mila persone- (208° nome più comune) arriviamo ad un monte comune di più di 130 mila persone che portano per tutta la loro vita il nome del giorno più bello dell’anno. “Dipende dai punti di vista!” qualcuno obietterà!

 

Certo, ben lontano dai nomi più diffusi, tra cui Francesco, Alessandro e Leonardo, che dal 2018 è passato in testa nella classifica… Insomma, sta di fatto che 130 mila persone, una popolazione paragonabile a quella della città di Perugia -contando proprio tutti i campanili!- fanno i conti ogni giorno con un nome che è una garanzia.

(Natale Rea, due volte campione italiano di pugilato nella categoria pesi leggeri)
(Natalia Ginzburg, scrittrice, drammaturga, traduttrice e politica italiana, figura di primo piano nella letteratura del Novecento)

 

Di fatto il termine Natale, che noi usiamo come un sostantivo, è semplicemente un aggettivo; ci troviamo di fronte a un aggettivo sostantivato: Natale potrebbe essere un aggettivo qualificativo, ad esempio di un giorno. Il mio giorno natale, cioè la mia data di nascita. Ma quali sono le origini storiche di questa festività puramente Cristiana? Beh, forse qualcuno si stupirà, ma questo giorno non lo abbiamo scelto noi cristiani, anzi questo giorno è da sempre ritenuto un giorno magico, unico, singolare. Vediamo per quali motivi.

 

Dalle origini della festa…

 

La festività del Natale non è documentata con certezza prima del IV secolo. La prima menzione certa della Natività di Cristo con la data del 25 dicembre risale infatti al 336, e la si riscontra nel Chronographus, redatto dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo.

 

 

I “Saturnalia” romani

 

La data del 25 è, in realtà, puramente simbolica: non si conosce la data esatta della nascita di Gesù, i vangeli non ne fanno menzione. Con tutta probabilità la data venne fissata (nel 440 d.C.) al 25 dicembre per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti con la celebrazione della nascita di Cristo, indicato nel Libro di Malachia come nuovo “sole di Giustizia” (cfr. Malachia 3,20). Secondo tale ipotesi, il Natale costituirebbe dunque il più eclatante caso di cristianizzazione di una preesistente festa pagana. La data coincide infatti con le antiche celebrazioni per il solstizio d’inverno, culmine delle feste dei saturnali romani (dal 17 al 23 dicembre).

 

Già nel calendario romano il termine Natalis veniva impiegato per molte altre festività, come il Natalis Romae (21 aprile) che commemorava la nascita dell’Urbe. Il già citato Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), fu introdotto a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 274 d.C. con la data del 25 dicembre. Durante tutte queste feste si usavano i simboli dell’eterna giovinezza di Dioniso: mirto, lauro, edera…

 

… fino ai giorni nostri!

 

Appare verosimile, dunque, che la chiesa cristiana abbia scelto la data del 25 dicembre come giorno di nascita del Cristo semplicemente per cristianizzare una festa pagana molto sentita dalle masse popolari. L’imperatore Costantino (280-337) avrebbe così riunito il culto del sole (di cui egli era il figlio protetto) e il culto del dio Mitra con il cristianesimo, ed è proprio sotto il suo regno che appare la festa del Natale.

 

 

Insomma, una data che raccoglie in sé tradizioni antichissime e osservazioni scientifiche dell’epoca, per mezzo delle quali, con mezzi a dir poco insufficienti, le popolazioni ancestrali si erano accorte del solstizio d’inverno, il 22 dicembre (“solstizio” = “sol stat”, dal latino “il sole sta fermo”), ovvero che in quel giorno ci sono più ore di buio che in qualsiasi altro giorno dell’anno; e così avevano collocato il 25 -tre giorni dopo- la festa del sole che torna a crescere fino a trionfare nel solstizio di estate. Gesù è il sole nascente, che vince le tenebre del peccato e della morte. Quale giorno migliore di questo potevano scegliere i nostri padri nella fede, per celebrare il mistero dell’incarnazione?

 

 

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