Il Lunedì dell’Angelo

Il lunedì dopo Pasqua, che per la liturgia della Chiesa è il Lunedì dell’Ottava di Pasqua, viene comunemente chiamato “Lunedì dell’Angelo” a ricordo dell’annuncio alle donne della Risurrezione di Gesù da parte dell’Angelo.

Quel mattino di Pasqua

Maria Maddalena, Salome e Maria madre di Giacomo, si recarono al sepolcro per cospargere di oli aromatici il corpo di Gesù, spinte dal desiderio di servire il loro Maestro in questo ultimo atto.

Queste donne discepole hanno seguito Gesù durante la predicazione e sono state testimoni della sua morte e sepoltura; ora si dirigono verso la tomba con il cuore triste e senza speranza.

Chissà quante volte ciascuno di noi ha sperimentato questa tristezza: anche noi siamo andati dietro al Signore, o almeno ci abbiamo provato, anche noi siamo stati travolti dall’entusiasmo e accesi dal fuoco della predicazione, anche noi abbiamo deciso di seguire il Signore e servirlo con i nostri beni; ma poi è successo un fatto, o più di uno, che pare aver scritto la parola “fine” in modo indelebile.

Una “morte” è entrata con prepotenza nella nostra vita, nel nostro cammino di sequela ed ora ci ritroviamo con un bagaglio di delusioni e sconfitte, guardiamo tutto con il filtro della tristezza, come chi ha permesso al demonio di spegnere la speranza e accendere la disperazione.

“Pie donne al sepolcro” – Annibale Carracci

All’alba del terzo giorno

il Signore Gesù Cristo è risorto, ma noi non l’abbiamo visto e non ci crediamo.

La potenza della resurrezione però non si esaurisce in un attimo di duemila anni fa, ma si dilata fino ad arrivare oggi a ciascuno di noi.

La festività del “Lunedì dell’Angelo” ce ne dà prova, venendoci a ricordare che c’è un’alba nuova che fa rotolare via la pietra dell’angoscia per colmarci di quella speranza che ritenevamo perduta per sempre e che un Angelo viene ad annunciarci la resurrezione e a ricordarci le parole del Signore Gesù proprio quando pare si siano dissolte.

Fermiamoci dalla frenesia del fare, fermiamo i pensieri distruttivi, fermiamoci e accogliamo quest’annuncio che è proprio per noi.

L’Angelo ci invita a muoverci “presto” per portare questo annuncio anche ad altri che come noi ne hanno bisogno, e ci esorta a diventar noi stessi “angelo” per i fratelli ancora chiusi nella delusione, nella tristezza e paralizzati dalla paura.

Facciamo come le donne, partiamo in fretta e corriamo per tornare al Cenacolo, alla Chiesa, corriamo con tutto ciò che siamo, con i nostri limiti, le nostre debolezze. Ed ecco che la nostra corsa viene momentaneamente “interrotta” proprio dal Signore risorto che ci viene incontro.

Egli si rivela in modo inaspettato, ci sorprende, oltre ogni nostro desiderio e aspettativa. Egli ci si fa innanzi, ci invita alla gioia, ci rassicura, e ci invia come testimoni per annunciare a tutti che nella Galilea dei nostri dubbi, delle nostre sofferenze. Là lo vedremo perché Egli è vivo e trionfa su ogni nostra morte.

“Chi ama corre” dice sant’Agostino e allora corriamo insieme e, amati dal Signore, rispondiamo al Suo Amore.

Don Lorenzo Marazzani

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